iliad ha presentato “Più Veloci”, una proposta pensata per contribuire al dibattito sul futuro delle reti mobili in Italia e, in particolare, sulla riassegnazione delle frequenze in scadenza nel 2029. Il tema è centrale per il settore: tra pochi anni scadranno infatti le licenze relative al 73% delle frequenze complessivamente utilizzate nel Paese per la telefonia mobile, una scadenza che avrà effetti diretti sulla concorrenza, sugli investimenti e sulla capacità degli operatori di costruire reti adeguate alle esigenze del prossimo decennio.

Con questo piano, iliad punta ad ampliare il confronto pubblico e industriale, spostando l’attenzione da una logica di breve periodo a una visione più strutturale. L’obiettivo dichiarato è creare le condizioni per reti mobili più performanti, più resilienti e più capaci di sostenere applicazioni future legate a 5G Standalone, intelligenza artificiale, edge computing, servizi industriali avanzati e nuove forme di connettività diffusa.

Frequenze, potenza e investimenti: il nodo delle reti del futuro
La proposta parte da un presupposto semplice: le reti mobili dei prossimi anni avranno bisogno di più capacità. L’aumento del traffico dati, la crescita dei servizi cloud, l’uso dell’intelligenza artificiale e la progressiva digitalizzazione di imprese e servizi pubblici richiederanno infrastrutture più robuste, con maggiore disponibilità di spettro, minore latenza e maggiore affidabilità.
Per iliad, il primo passaggio riguarda quindi l’ampliamento delle frequenze disponibili per gli operatori mobili. Dal 1995 a oggi, la dotazione frequenziale destinata alla telefonia mobile è progressivamente aumentata per accompagnare ogni salto tecnologico del settore. Secondo l’operatore, lo stesso approccio dovrà essere mantenuto anche in vista del 2029, valutando non solo le bande già in uso, ma anche porzioni di spettro ancora sottoutilizzate.
Tra le possibilità citate c’è anche la banda a 2,3 GHz, sulla quale il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha già promosso una procedura per l’assegnazione temporanea dei diritti d’uso in alcune province. iliad propone inoltre di valutare soluzioni di utilizzo duale dello spettro, con forme di condivisione tra uso pubblico e commerciale, per aumentare l’efficienza complessiva della risorsa.

Limiti elettromagnetici: verso l’allineamento agli standard europei
Il secondo punto riguarda i limiti elettromagnetici. L’Italia ha già compiuto un passo avanti nel 2024 con l’innalzamento a 15 V/m, ma secondo iliad questo valore resta ancora molto più restrittivo rispetto agli standard europei.
Per l’operatore, più spettro da solo non basta: senza limiti coerenti con lo sviluppo delle reti, una parte significativa del valore industriale e tecnologico delle nuove frequenze rischia di non tradursi in prestazioni reali per cittadini e imprese. Per questo “Più Veloci” propone un percorso che porti entro il 1° gennaio 2030 all’allineamento dei limiti italiani ai valori europei di 61 V/m.
La questione è particolarmente importante in vista della piena diffusione del 5G Standalone e, in prospettiva, del 6G. Reti più dense e più performanti richiederanno infatti non solo nuove frequenze, ma anche condizioni tecniche adeguate per sfruttarle pienamente.
5G Standalone come investimento strategico nazionale
Il terzo pilastro della proposta riguarda gli investimenti. iliad suggerisce di collegare il valore delle frequenze non solo a un corrispettivo economico, ma anche a impegni industriali misurabili e ad alto impatto pubblico.
In questa logica, lo Stato potrebbe definire alcune priorità strategiche e chiedere agli operatori di contribuire attraverso piani di investimento orientati allo sviluppo digitale del Paese. Il primo obiettivo indicato da iliad è l’accelerazione del deployment del 5G Standalone su scala nazionale.
La proposta prevede che, a partire dalla comunicazione ufficiale di assegnazione delle frequenze, gli operatori si impegnino ad attivare il 5G Standalone in tutti i capoluoghi di regione entro due anni, a estenderlo a tutti i capoluoghi di provincia entro tre anni e mezzo e a raggiungere il 99% della popolazione italiana entro sei anni.
Non si tratterebbe soltanto di ampliare la copertura, ma anche di migliorare qualità, sicurezza e resilienza del servizio. iliad propone infatti che, a fronte di una maggiore dotazione frequenziale, gli operatori investano progressivamente per garantire una disponibilità del servizio pari al 99,9%, anche attraverso sistemi di monitoraggio proattivo e predittivo. Una parte degli investimenti dovrebbe inoltre essere destinata a protocolli avanzati di Disaster Recovery, con l’obiettivo di proteggere le comunicazioni e i servizi di emergenza anche in condizioni critiche.
Concorrenza e nuova distribuzione dello spettro
Il quarto pilastro è dedicato alla qualità del mercato e alla concorrenza. Secondo iliad, più frequenze, più potenza e più investimenti possono generare benefici reali solo se accompagnati da regole eque e da condizioni competitive tra gli operatori.
In quest’ottica, l’azienda propone una nuova distribuzione delle bande 900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz tra i quattro operatori mobili. Il modello ipotizzato prevede che i tre operatori storici possano accedere alla banda 2,3 GHz, rilasciando al tempo stesso una parte dello spettro oggi detenuto nelle bande già citate.
L’obiettivo è bilanciare più esigenze: favorire una gestione efficiente dello spettro, sostenere gli investimenti futuri, preservare la sostenibilità finanziaria del settore e rafforzare la concorrenza. Per iliad, il tema non riguarda soltanto la quantità di frequenze disponibili, ma il modo in cui queste vengono distribuite e utilizzate per migliorare la qualità del servizio per tutti gli utenti.
Benedetto Levi: “Scelte che avranno impatto per i prossimi quindici anni”
Secondo Benedetto Levi, amministratore delegato di iliad, le decisioni che saranno prese nei prossimi mesi avranno conseguenze di lungo periodo sull’evoluzione delle reti italiane.
“Le scelte che saranno prese oggi avranno un impatto sulle reti dei prossimi quindici anni e più”, ha dichiarato Levi. “È da questa consapevolezza che nasce Più Veloci. iliad vuole fare la sua parte e contribuire concretamente ad allargare la portata della riflessione in corso sulla scadenza delle frequenze nel 2029, guardando avanti, interpretando quali saranno le esigenze del Sistema Paese negli anni a venire, prendendo decisioni di policy utili a creare reti a prova di futuro”.
Per l’operatore, il punto centrale è costruire un contesto capace di sostenere lo sviluppo tecnologico dell’Italia, rafforzando la crescita digitale e la competitività del Paese in una fase in cui la connettività mobile diventa sempre più una piattaforma abilitante per imprese, pubblica amministrazione e cittadini.
Il contributo degli esperti
La proposta “Più Veloci” è stata accompagnata anche da alcune analisi tecniche ed economiche affidate a esperti del settore.
Sul tema delle frequenze, Davide Dattoli, founder di Talent Garden, ha sottolineato il legame sempre più stretto tra connettività e produttività. Secondo Dattoli, con l’intelligenza artificiale generativa la qualità degli strumenti cognitivi a disposizione dei lavoratori dipende anche dalla qualità della connessione. In un Paese con circa 400.000 aziende manifatturiere distribuite sul territorio, la connettività mobile non può essere considerata soltanto un servizio consumer, ma un’infrastruttura produttiva.
Sul tema dei limiti elettromagnetici, Nicola Pasquino, professore di Misure per la Compatibilità Elettromagnetica all’Università Federico II di Napoli, ha evidenziato che le prestazioni promesse dal 5G richiedono potenza coerente con lo spettro disponibile. Secondo la sua analisi, l’allineamento ai valori ICNIRP rappresenta una condizione necessaria per consentire all’Italia di sfruttare pienamente il 5G e prepararsi alla transizione verso il 6G.
Per quanto riguarda gli investimenti, Cesare Pozzi, professore ordinario di Economia Industriale alla LUISS Guido Carli, e Davide Quaglione, professore ordinario di Economia Industriale all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, collegano il valore dello spettro alla capacità di trasformarlo in infrastrutture realmente dispiegate e utili per imprese e famiglie. Nella loro analisi, il 5G Standalone e una rete distribuita di nodi edge vengono considerati elementi fondamentali per una politica industriale della connettività.
Infine, Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategy and Entrepreneurship alla SDA Bocconi School of Management, interpreta lo spettro come una scelta di architettura del mercato, non solo come una risorsa tecnica o fiscale. La sua analisi individua alcune condizioni essenziali per una riforma efficace: criteri oggettivi e simmetrici, preservazione del segnale di mercato, rivalità effettiva tra operatori, obblighi verificabili e certezza regolatoria nel tempo.
Con “Più Veloci”, iliad porta quindi nel dibattito sulle frequenze una proposta ampia, che intreccia tecnologia, concorrenza, investimenti e politica industriale. Il tema della scadenza del 2029 non viene presentato come una semplice procedura amministrativa, ma come una scelta strategica capace di influenzare la qualità delle reti mobili italiane per molti anni.